Animali, grandi amici per la salute



di Danilo Ruggeri

Il ricorso agli animali per favorire la cura di molti disturbi, come, per esempio, la depressione o anche disturbi cardiovascolari, si chiama Pet-therapy, un neologismo di origine anglosassone coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson a cavallo tra gli anni ‘50-‘60. La parola inglese pet ha diversi significati: indica come sostantivo l’animale domestico; come aggettivo ha il significato di “prediletto”; come verbo di “vezzeggiare”, “coccolare”, “viziare”, termini che si associano nel nostro immaginario ad una sensazione di piacevolezza, di dolcezza, di rispetto reciproco. L’utilizzo a scopo terapeutico degli animali sfrutta proprio questo particolare stato d’animo che risulta proficuo per la persona ammalata.

Inizialmente studiata in modo empirico, utilizzando prevalentemente i cani, questo metodo di cura ha conosciuto un continuo sviluppo nel corso degli anni. Si sono, via via, utilizzati gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche e cavalli. Negli ultimi anni, infine, la Pet-therapy ha spostato il suo campo di azione dalla terra all’acqua, andando a utilizzare pesci e, soprattutto, delfini.

Anche in Italia si è assistito, negli ultimi anni, a uno sviluppo importante della Pet-therapy, che ha ottenuto dignità di co-terapia. Con un decreto legislativo del 6 febbraio 2003, infatti, questa modalità terapeutica è stata riconosciuta ufficialmente all’interno del Servizio Sanitario Nazionale. L’atto normativo ha abbattuto anche numerosi vincoli pratici e pregiudizi, che impedivano l’accesso programmato di animali in ospedali, istituti e case di riposo. Questa terapia “dolce” è così diventata una realtà in diverse strutture sul territorio nazionale.

Oggi la Pet-therapy viene suddivisa in due branche: le Terapie Assistite dall’Animale (TAA) a cui si affiancano le Attività Assistite dall’Animale (AAA). Si tratta di interventi di tipo educativo e ricreativo (come nel caso della AAA) e più propriamente terapeutico (riferendosi alla TAA), che hanno il fine di migliorare la qualità della vita dell’ammalato con obiettivi ben definiti ed essenzialmente di tipo:

fisico, inteso come miglioramento delle abilità motorie e delle condizioni di equilibrio;

– di salute mentale, volto ad aumentare le capacità comunicative e di interazione con il mondo esterno;

motivazionale, diretto a stimolare la partecipazione ai lavori di gruppo, favorire la solidarietà e la condivisione di emozioni e sensazioni;

educativo, per un ampliamento delle conoscenze in materia di ambiente, animali e del rispetto per gli altri esseri viventi.

Il contatto con un animale, oltre a colmare la mancanza di affetti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali dal momento che offre spunti di conversazione, di svago e di gioco, l’occasione, cioè, di interagire con gli altri per mezzo suo.

La Pet-therapy può svolgere la funzione di “cuscinetto” in particolari condizioni di stress e di conflittualità, rappresentando un valido aiuto per le persone con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o anziani, ma anche per chi soffre di alcuni disturbi psichiatrici e di disabilità.

I bambini ricoverati in ospedale, per esempio, soffrono spesso di depressione, con disturbi del comportamento, del sonno, dell’appetito, dovuti ai sentimenti di ansia, paura, noia e dolore determinati dalle loro condizioni di salute, dal fatto di essere costretti al ricovero, lontani dai loro familiari, dalla loro casa, dalle loro abitudini. È questo un ambito in cui, come dimostrato da alcune recenti esperienze condotte in Italia su bambini ricoverati in reparti pediatrici, un programma di Attività Assistite dagli Animali, inducendo gioia e curiosità nei piccoli malati durante gli incontri con l’animale, consente di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario.

Le attività di gioco e quelle ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorando, così, la qualità della loro vita in una situazione non certo piacevole.

                                                                                                                                            (1 continua)

Pubblicato da: Redazione AZS

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