AZ Salute: i vent’anni in edicola col Giornale di Sicilia


Vent’anni fa, nel primo numero di AZ salute, scrissi che la nuova pubblicazione, entrando in migliaia di case, voleva non solo essere d’aiuto alla popolazione generale per il mantenimento della salute, offrendo informazioni sull’attualità scientifica, le cure più attuali, le disponibilità di nuove specialità terapeutiche e le speranze offerte da quelle in sperimentazione, ma anche un modo di fare prevenzione, impegnandosi perché alcuni comportamenti dannosi venissero conosciuti e allontanati dal percorso di vita, perché molte sono le malattie prevenibili, evitabili, non calate dal cielo.

Altro nostro obiettivo era quello di essere un “ponte” per la salute, un luogo che potesse favorire l’incontro, il dialogo tra Istituzioni politiche, sanitarie, cittadini, aziende del farmaco. In sintesi, angoli di discussione dove tutti avessero voce e si giungesse all’apertura di quelle torri dove talvolta ci si chiude. E all’assessorato della Salute della Regione Siciliana e all’Università, abbiamo sempre trovato porte aperte e consensi. Orgoglio del fare, anche in momenti difficili, orgoglio del donare conoscenza e impegno, riconosciuti anche dal ministero della Salute.

Va detto, che nella nostra terra esistono delle belle realtà sanitarie, con bravi professionisti, all’altezza della migliore assistenza, ma spesso il cittadino non lo sa, e accoglie il proverbio “di tutta l’erba un fascio”, ma non è così! E poiché nella nostra mentalità esiste ancora che ciò che è “straniero è bello”, ecco che per cure che si possono ottenere benissimo e con magnifica competenza nell’Isola, si va all’estero o in regioni del nord del Paese, togliendo, inutilmente, fondi all’assistenza siciliana. E qui, occorre battere sulla conoscenza di ciò che di buono ed efficiente è stato creato.

Con questo, non vogliamo dire che tutto il sistema sanitario funziona.  Purtroppo, esistono aree logistiche e sanitarie con annosi problemi da risolvere. Fili difficili da annodare, resistenze, schiaccianti problemi finanziari, leggi che non aiutano, tutti fattori che impediscono alla sanità isolana di spiccare quel salto complessivo di qualità, che ogni cittadino ha il diritto di aspettarsi.

È basilare – e oggi se ne ha più coscienza, rispetto al passato – sostituire la cultura del curare, ospedalocentrica, con quella più redditizia del prevenire.

 

Ora, un discorso che spero vada dritto al cuore e alla comprensione dei lettori.

Il macrocosmo è, da sempre, in perfetto equilibrio: ogni cosa vive, pulsa in armonia, in un suo ordine. Ed è così anche nel microcosmo rappresentato dall’uomo. È l’armonia che governa e avvolge l’insieme. Da questo principio, emerge che il dramma della malattia non è altro che l’espressione della rottura dell’equilibrio, una distorsione del ritmo, della vibrazione originale.

L’organismo umano è stato paragonato a una sinfonia, composta in termini di rapporto armonico e di coerenza. Il direttore dei professori d’orchestra è il cervello, ma la forza di coesione, che cementa e dà vita all’intera orchestra, è l’energia.

Nella malattia, la sinfonia si sgretola, le note musicali non esprimono più un rapporto coerente e lo stato morboso esplode da un modo di vivere errato. La malattia è il segno esteriore di un disagio.

L’uomo, racchiuso in una gabbia ferrea, la società, cerca di trovare un suo equilibrio, nella misura in cui questa società gliene lascia la libertà, ma non sempre riesce a sfuggire a maglie che soffocano il pensiero, che dettano il modo di vivere.  

Un autore dell’Ottocento scrisse che la gente si ammala e campa meno di quanto dovrebbe perché non sa vivere. L’osservazione ci riporta al punto di partenza. Al concetto, mai smentito, che le malattie hanno in gran parte la loro origine in uno stile di vita imperfetto, non in armonia con le grandi leggi che governano la natura. 

La scienza, ammette che l’uomo è biologicamente strutturato per superare la soglia dei cent’anni. Si parla di 120-130 anni. La salute e la longevità sarebbero quindi la regola naturale, la malattia e la morte prematura l’eccezione. Solo che, nel mondo, l’eccezione è diventata la regola, almeno nella stragrande maggioranza dei casi.

È stato detto che la sofferenza e la malattia sono figlie dell’ignoranza, della mancata conoscenza di quelle verità che ti aiutano a trascorrere l’esistenza in pace: essere sé stessi, pensare con la propria mente e non con quella altrui, non tentare di imitare gli altri, essere cortese, allegro, una fonte inesauribile di gioia, amare e servire l’umanità, non dare ascolto alle chiacchiere inutili.

Invece, l’uomo ha creato una società patogena, che lo spinge a trascorrere i suoi anni di vita perseguendo scopi senza valore e trascurando quelli che in realtà sono inestimabili. Un modo di vivere “irregolare” che provoca nell’organismo la rottura di quell’armonia, di quell’omeostasi, essenziale per la conservazione del perfetto equilibrio spirito-mente-corpo. E va rimarcato che non è mai troppo sottolineare l’interdipendenza dello stato fisico da quello mentale e viceversa.

La sofferenza è quasi sempre figlia di desideri insoddisfatti, di un’errata stima del valore della vita, di brame egoistiche che, giorno dopo giorno, l’uomo tenta di soddisfare. E si sovraccarica di lavori impegnativi, si avviluppa spesso in un’estrema conflittualità personale e sociale.

L’uomo è l’unico essere sulla terra che ha la grande capacità di creare il terreno e le ragioni che lo renderanno infelice. Per prima cosa, trascorre gran parte del suo tempo a desiderare ciò che non ha e che crede essenziale per il raggiungimento della sua felicità: potere, fama, ricchezza, posizione sociale. Tutte cose che non hanno mai dato felicità ad alcuno. E così vive immerso nella scontentezza. Se poi raggiunge qualcuno degli illusori traguardi, trascorre il tempo nella paura di perderlo. Siamo abituati, nella società in cui viviamo, a credere che la soddisfazione si ottenga attraverso le esperienze forniteci dai sensi, cosa che ci fa continuare, costantemente, a ricercare una fonte di gratificazione nel mondo che ci circonda, non comprendendo che qualsiasi gratificazione è solo transitoria.

Il mio saluto in occasione dei nostri vent’anni insieme, cari lettori.

Pubblicato da: Redazione AZS

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