Bambini, la merenda fa bene?


Spesso, le mamme chiedono al pediatra se è corretto dare qualcosa da mangiare ai propri figli nell’intervallo tra i tre pasti principali e, se sì, quali cibi privilegiare. Alla prima domanda, la risposta è senz’altro affermativa, mentre la seconda merita un approfondimento.

Innanzitutto, perchè un piccolo pasto “fuori orario” si chiama merenda? Il termine deriva dal latino “merere”, che significa “meritare”. Inizialmente, quindi, si voleva sottolineare l’aspetto premiante di questo pasto: “se sei stato buono e bravo, ti sei meritato un premio, cioè la merenda”. Evidentemente, con il passare del tempo e il miglioramento della condizione economica dei vari Paesi, questo significato si è perso, per assumerne uno più “nutrizionista”, cioè un’integrazione alimentare ai tre pasti classici.

La merenda potrà essere più o meno abbondante in relazione all’attività fisica del bambino: un soggetto magro che pratica sport, evidentemente si può concedere un apporto calorico più elevato rispetto a un coetaneo sedentario e sovrappeso. La merenda, inoltre, deve variare ed essere consumata e goduta in una pausa durante lo studio o il gioco.

A questo punto arriva la domanda cruciale: cosa dare da mangiare al bambino? Il classico panino con burro e marmellata o con la mortadella sono ricordi della nostra infanzia che , comunque, hanno tutt’oggi i loro estimatori. Adottare come merenda la frutta è sicuramente un bene: è un alimento sano e sufficientemente calorico.

Spesso, però, ci si rivolge alle merende preconfezionate, preparate industrialmente, ma non per questo da additare come dannose e contrarie ad una sana e corretta alimentazione. Molti dei pregiudizi negativi nei confronti delle merendine industriali derivano da lavori scientifici effettuati nei Paesi anglosassoni, dove c’è l’abitudine al cosiddetto “ snack”, che è cosa diversa dalla nostra merendina industriale che è, nella maggioranza dei casi, figlia dei classici dolci da forno.

Oggi, possiamo distinguere 4 tipologie di merende preconfezionate: a base di brioche, di pan di spagna, di pasta frolla e quelle refrigerate, in cui, a una parte cotta al forno, si associa il latte fresco pastorizzato. Ogni merendina si trova in dose singola e non supera le 150 calorie, che rappresentano il 7-8 per cento del fabbisogno calorico giornaliero di un bambino di circa 10 anni. Nella maggior parte dei casi, sulla confezione si può leggere il contenuto calorico e quello dei vari nutrienti, allo scopo di sapere cosa si dà al proprio figlio e quale apporto calorico si somministra, adattandolo così alle esigenze del bambino.

Allo scopo di dare la possibilità di valutare l’apporto calorico di una merenda, fatta in casa o preconfezionata, daremo alcuni esempi. Ce n’è per tutti i gusti e con calorie diverse. L’importante è non esagerare e cercare di inculcare ai nostri figli il concetto che mangiare non serve solo a crescere, ma anche a farli star bene, adesso ed in futuro.

merende

Pubblicato da: Giuseppe Montalbano

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