Disponibile in Italia emicizumab


È disponibile in Italia emicizumab, il primo anticorpo monoclonale umanizzato bispecifico, indicato per la profilassi di routine degli episodi emorragici in pazienti con emofilia A e inibitori del fattore VIII. Emicizumab mima l’azione del FVIII legandosi al fattore IXa e al fattore X, proteine necessarie per attivare la naturale cascata della coagulazione. Promuovendo l’attivazione di questi due fattori, si ripristina il normale processo di coagulazione del sangue.

Nei pazienti adulti e adolescenti con inibitori, la profilassi con emicizumab ha determinato una riduzione del tasso di sanguinamenti dell’87% rispetto al trattamento episodico con agenti bypassanti e del 79% rispetto alla profilassi con questi ultimi (HAVEN 1). Nei pazienti pediatrici, il 94,7% ha manifestato 0 sanguinamenti durante la profilassi con Emicizumab e si è osservata una riduzione del 99% del tasso di sanguinamento rispetto a terapia precedente (HAVEN 2).

“L’arrivo di emicizumab rappresenta una nuova era nel trattamento dell’emofilia A per pazienti con inibitori, poiché ha dimostrato un profilo di elevata efficacia e sicurezza clinica. dichiara il Prof. Giancarlo Castaman, direttore del Centro Malattie Emorragiche e della Coagulazione, Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi di Firenze. – Non solo, si tratta della prima terapia con somministrazione sottocutanea una volta a settimana, aprendo così prospettive senza precedenti nella gestione della patologia e nella vita delle persone con emofilia A con inibitori.”

 L’emofilia è una malattia rara ed ereditaria del sangue caratterizzata dal deficit del “fattore VIII” – proteina necessaria al corretto funzionamento del processo di coagulazione del sangue – che colpisce circa 4.000 persone in Italia, di cui il 50-60% presenta una forma grave della malattia, ovvero quella A. L’attuale standard terapeutico con FVIII è correlato nel 30% dei casi allo sviluppo di inibitori, che rappresentano una delle più gravi complicanze. Lo sviluppo degli inibitori implica per i pazienti un aumentato rischio di sanguinamenti, danno articolare e disabilità, con la necessità di prolungate e frequenti infusioni.

“Per i pazienti che hanno sviluppato inibitori, la disponibilità di emicizumab in Italia costituisce una risposta concreta e importante fornendo una soluzione a coloro che, fino a oggi, disponevano di trattamenti sub-ottimali” – spiega Flora Peyvandi, Professore ordinario di Medicina Interna, Università degli studi di Milano. – Emicizumab ha infatti dimostrato, nel trattamento dei pazienti con inibitori, un’efficacia di gran lunga superiore al precedente trattamento con agenti bypassanti, dimostrando una riduzione dell’87% dei sanguinamenti trattati nei pazienti adulti.”

 “Grazie al valore clinico che questo farmaco apporta nella vita dei pazienti, emicizumab ha ottenuto il riconoscimento dell’innovatività da parte di AIFA. – Aggiunge Elena Santagostino, Responsabile Unità Operativa Semplice Emofilia presso IRCCS Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico e Presidente AICE (Associazione Italiana Centri Emofilia) – Un’ulteriore conferma è stata appena presentata al Congresso Americano ASH in cui nello studio HAVEN 2, che ha coinvolto pazienti pediatrici <12 anni, il rischio di sanguinamenti trattati si è ridotto del 99%”.

“Come FedEmo accogliamo sempre in modo estremamente positivo l’avvento di nuovi prodotti rivolti alla cura della patologia. – interviene Cristina Cassone, Presidente FedEmo, – L’incremento delle possibilità terapeutiche disponibili consente infatti ad ogni singolo paziente di trovare con più facilità il regime maggiormente appropriato alle proprie specifiche necessità, rispondendo a quel concetto di personalizzazione del trattamento che riteniamo debba costituire uno dei punti cardine nella cura delle persone con emofilia. Discorso ancor più pertinente in un ambito, quello dei pazienti con inibitori, dove le possibilità di trattamento sono ad oggi limitate e parziali, in un contesto di qualità della vita del paziente che risulta in molti casi sensibilmente compromessa.”

“I dati fin qui disponibili su Emicizumab (studi registrativi e uso clinico nei Paesi dove è già in commercio) incoraggiano gli emofilici, e in particolare chi è gravato dalla complicanza dell’inibitore, a sperare in un significativo miglioramento delle loro condizioni di salute e della qualità di vita in generale, grazie anche alla via di somministrazione sottocute, certamente meno problematica dell’endovenosa. – spiega Andrea Buzzi, Presidente di Fondazione Paracelso. –  Se tali dati troveranno la conferma che ci auguriamo, è presumibile che nei prossimi anni cambieranno i bisogni clinici e sociali delle persone con emofilia. Le organizzazioni di pazienti si sforzeranno di dare risposte adeguate al mutato quadro, e così siamo certi che faranno le altre componenti del sistema assistenziale, a cominciare dagli operatori e dalle istituzioni sanitarie.”

 Il lungo percorso di studi e sperimentazioni che ha coinvolto emicizumab, ne ha dimostrato il grande potenziale terapeutico per la salute pubblica e il profilo altamente innovativo che gli hanno valso l’approvazione anticipata da parte dell’EMA (European Medicines Agency), cui si è aggiunta la designazione di farmaco innovativo da parte di AIFA. Come pubblicato in Gazzetta Ufficiale, emicizumab è attualmente disponibile in classe A ed in virtù dell’attribuzione del riconoscimento dell’innovatività terapeutica, l’accesso a livello regionale è immediatamente garantito, tramite ospedali e aziende sanitarie locali e a carico del Sistema Sanitario con il fondo appositamente stanziato.

“L’approvazione di emicizumab nell’area terapeutica dell’Emofilia A riflette il nostro impegno nella ricerca e nello sviluppo di soluzioni terapeutiche d’avanguardia che possano aiutare a ridefinire gli standard di cura per quelle aree in cui persistono bisogni da colmare” – dichiara Anna Maria Porrini, Direttore medico Roche Italia. – il riconoscimento dell’innovazione terapeutica e dell’efficacia di emicizumab da parte degli enti regolatori ci rende orgogliosi dell’importante cambiamento che questo comporta nella vita dei pazienti, dei loro familiari e anche per i clinici nella gestione di questa patologia rara e complessa”.

Pubblicato da: Redazione AZS

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