Invertire la crisi globale dell’obesità



di Valentina Busiello

Il 4 marzo si è tenuto il World Obesity Day, la Giornata Mondiale dell’Obesità, istituita nel 2015 dalla World Obesity Federation, che coinvolge organizzazioni, associazioni e individui, con l’obiettivo ambizioso di invertire la crisi globale dell’obesità. La giornata ha lo scopo di sensibilizzare cittadini e istituzioni e di incoraggiare la prevenzione dell’obesità, evitando discriminazioni, pregiudizi e l’uso di un linguaggio stereotipato e stigmatizzante sulle persone che vivono con l’obesità. Quest anno il tema della giornata è Everybody needs to Act  (tutti devono agire).

Diamo il benvenuto al dottore Amodio Botta, esperto nel settore medico della nutrizione clinica e della diabetologia.
Nell’occasione della Giornata dell’Obesità ci illustra alcune iniziative nel contesto socio-sanitario?

“L’Obesità deve essere una priorità socio-sanitaria: sono necessari interventi non solo sanitari ma anche sociali. L’obesità colpisce nel mondo 800 milioni di persone, incidendo sulla qualità della vita e aumentando la probabilità di comorbidità. Negli ultimi 40 anni, in molti Paesi, si è osservato un aumento della prevalenza di sovrappeso/obesità, sia nei bambini che negli adulti. L’obesità e il sovrappeso interessano il  53% della popolazione europea . Ogni anno in Europa sono 340 mila le morti causate da questa malattia. L’Obesità è una malattia che complica molte patologie condizionandone l’esito. Questo non solo nelle complicanze croniche ma anche in quelle acute come ci dimostrano i dati della recente pandemia da Covid-19. L’obesità infatti raddoppia il rischio di ricovero in ospedale per Covid-19; si assiste a un esito peggiore a carico delle persone con sovrappeso/obesità in quanto i soggetti che hanno obesità già respirano male e  quindi evolvono più facilmente verso una polmonite con insufficienza respiratoria”.

Può causare patologie cardiovascolari?

“Sì, ed è anche un grave fattore di rischio per patologia tumorale. È fortemente associata al diabete, patologia cronica che va a braccetto con l’obesità. La prevalenza di obesità non è solo a carico degli adulti ma è frequente anche nei bambini Nel nostro Paese secondo i dati 2019 del “Sistema di Sorveglianza OKkio alla salute” i bambini (età 8-9 anni) in sovrappeso sono il 20,4%, quelli obesi il 9,4%, compresi i bambini gravemente obesi che rappresentano il 2,4%;le ultime rilevazioni dimostrano che un bambino su tre, sotto gli otto anni, è obeso. Questo è un problema che non ci fa sperare in un futuro roseo; infatti il 50 % dei bambini e ragazzi obesi, lo sarà anche da adulto. Questo significa che il ruolo della famiglia è fondamentale nell’orientare verso un approccio educativo fin dai primi anni di vita. Il sovrappeso e l’obesità possono complicarsi con una qualità di vita scadente per il carico sulle articolazioni ossee ed alterazioni della postura. L’obesità è una patologia complessa ed è la risultante dell’interazione tra componenti comportamentali, sociali e metaboliche, alcune geneticamente determinate, altre riconducibili a fattori ambientali. Molti aspetti dell’ambiente in cui oggi vivono e lavorano le persone incoraggiano abitudini alimentari scorrette e/o una ridotta attività fisica che aumentano il rischio di obesità”.

Emergono alcuni segnali di cambiamento.

“Nessun paese, fino ad oggi, ha invertito la sua epidemia di obesità, anche se si stanno registrando alcuni segnali di cambiamento positivo che derivano, principalmente, da un appiattimento della prevalenza dell’obesità nell’infanzia. Tuttavia, anche dove ci sono stati progressi, si segnala un aumento delle disuguaglianze nella prevalenza dell’obesità. I gruppi socialmente vulnerabili, più poveri, sono più colpiti dall’obesità perché hanno meno accesso all’educazione e a corrette informazioni su stili di vita e salute e vivono, di solito, in zone che non facilitano il trasporto attivo e lo svago; molto spesso, inoltre, i cibi più economici hanno minore qualità nutrizionale ed elevata densità energetica”.

L’obesità complica la cardiopatia, ma può determinare anche problemi al cervello?

“Una delle complicanze più frequenti nell’obesità è l’apnea notturna (ndr: e’ un arresto della respirazione durante il sonno con durata di 10 secondi o superiore); il soggetto obeso ha più difficoltà a respirare la notte, con problemi di ossigenazione al cervello e crisi di ipertensione arteriosa; ciò oltre a condizionare la qualità di vita per la presenza di cefalea, astenia, stanchezza al risveglio, nel lungo periodo determina danni al cervello. Tra l’altro, un’alterazione della circolazione cerebrale associata ad ipertensione arteriosa, entrambi fattori di rischio per ischemia cerebrale e ictus, è stata dimostrata nel soggetto con obesità o sovrappeso. Con l’aumento del peso aumentano i valori della pressione arteriosa che e’ il primo responsabile degli accidenti cerebrovascolari (ndr : gli accidenti cerebrovascolari  producono un’interruzione del normale flusso sanguigno al cervello e possono essere causati da ostruzione (ictus ischemico) o emorragia (ictus emorragico). Un problema nel problema: l’obesità e il sovrappeso possono portare negli adolescenti a quadri di disturbi del comportamento alimentare che necessitano di interventi precoci”.

 

 

Quali le implicazioni nel campo assistenziale?

“In Italia il 9% della spesa sanitaria annua, circa 70 miliardi di euro, è legata alla cura dell’obesità: è un capitolo di spesa importante che è  aumentato nel corso degli ultimi decenni. Alla spesa diretta per l’assistenza medica bisogna poi aggiungere le spese indirette tra cui l’assenza dal lavoro . Inoltre  un soggetto obeso con infarto al cuore  ha una prognosi peggiore rispetto ad un uguale soggetto non obeso, ne ritarda la guarigione, aumenta le giornate di degenza. Nella cura dei tumori l’obesità amplifica molto il rischio di malattia e condiziona la terapia. Questo costa tantissimo alla nostra società. La Giornata Mondiale dell’Obesità ci fa riflettere su questi dati: è’ necessaria un’azione coordinata per assistere ad una riduzione della patologia. E ciò interessa anche la politica e le Istituzioni”.

Il Parlamento italiano qualche anno fà si è interessato dell’argomento.
Ha istituito un Intergruppo Parlamentare Obesità e Diabete  il cui presidente coordinatore è l’Onorevole Roberto Pella; quindi  nel 2019  con un documento ufficiale l’Obesità è stata riconosciuta come malattia. Sembra paradossale ma precedentemente l’obesità non era nemmeno riconosciuta come malattia. Ora bisogna proseguire con azioni concrete. Tutte le prestazioni che curano questa malattia non entrano ancora oggi nei LEA (ndr Livelli essenziali di assistenza, che sono le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale è tenuto a fornire a tutti i cittadini). Attualmente, le terapie, le cure e le prestazioni sono a carico della persona con obesità. Mentre, per esempio, un paziente diabetico  dopo aver certificato l’esenzione ticket può accedere gratuitamente a prestazioni di laboratorio, radiologia,  ricoveri e farmaci, per chi è  obeso ciò non è ancora possibile. Solo l’intervento di chirurgia bariatrica è rimborsabile.
Mentre esistono delle reti assistenziali per l’oncologia, la cardiologia, il diabete, nonostante l’obesità sia una malattia molto diffusa, non esistono reti regionali per la prevenzione e la terapia dell’obesità. Sarebbe necessario come primo atto a livello dei Piani Nazionali o Regionali istituire una serie di Centri Regionali coordinati tra di loro, nell’affrontare il problema in modo che un paziente obeso sappia dove rivolgersi, presso quali Centri ricevere un’assistenza adeguata, con medici e professionisti esperti soprattutto formati sulla patologia, dove praticare accertamenti necessari, che abbiano anche il coordinamento provinciale e/o di Asl su interventi di prevenzione nelle scuole.
Altro punto dolente è la mancata rimborsabilità del costo dei farmaci che, tra l’altro, sono anche costosi, circa 300 euro al mese. Molte persone con obesità non sono in condizioni economiche di acquistare le medicine e non seguono la terapia prescritta, anche perché la cura è lunga, essendo l’obesità una patologia cronica. Il Piano Nazionale di Prevenzione (PNP) 2020-2025, adottato con intesa Stato – Regioni il 6 agosto 2020, sottolinea che l’obesità incide profondamente sullo stato di salute, poiché si accompagna ad importanti malattie quali il diabete mellito, l’ipertensione arteriosa, la cardiopatia ischemica e altre condizioni morbose che, in varia misura, peggiorano la qualità di vita e ne riducono la durata. L’obesità infantile, in particolare, viene riconosciuta come una delle più importanti sfide per le conseguenze che comporta, quali rischio di diabete di tipo 2, asma, problemi muscolo-scheletrici, futuri problemi cardiovascolari, problemi psicologici e sociali.
Tutte le Regioni attraverso i propri Piani sono ora impegnate a perseguire obiettivi di promozione della salute e prevenzione dell’obesità e del sovrappeso. La programmazione e l’intervento coordinato a livello dei Servizi Sanitari regionali deve coinvolgere le famiglie, le industrie, la scuola oltre al mondo della sanità, con interventi mirati sulla produzione e distribuzione degli alimenti. Per agire efficacemente è necessario anche il coinvolgimento attivo di settori della società esterni al sistema sanitario sia istituzionali, che della società civile, così come raccomandato dall’Unione Europea  e dall’OMS, attraverso strategie e Piani d’azione, secondo un approccio intersettoriale.

Il ruolo della famiglia?

 È di fondamentale importanza educare le famiglie a usare prodotti a basso impatto calorico e contenuto di grassi. Una sana alimentazione associata a uno stile di vita attivo è un valido strumento per la prevenzione e la gestione dell’obesità ma anche delle sue complicanze a cominciare dal diabete. L’educazione alimentare che si attua in famiglia, si integra nella scuola. Oggi c’è scarsa attività  fisica, eccessiva sedentarietà. Un intervento necessario è a carico dei Comuni e degli Enti Regolatori con una revisione architettonica dei quartieri. Bisogna ridisegnare le nostre città in senso salutistico in modo da favorire la mobilità attiva, ridando sicurezza alle persone. Oggi i bambini sono molto spesso rintanati davanti a uno schermo, fino a 6 ore al giorno. Spesso hanno difficoltà ad essere liberi nel movimento anche per le preoccupazioni dei genitori. È basilare favorire lo sport in tutte le sue discipline, dalla corsa, all’aerobica che stimola di gran lunga la circolazione sanguigna attraverso tutti i movimenti del corpo, al buon fitness, a esercizi al tappeto, praticare il fitball, swissball, pilates, il ballo, utilizzare la ciclette, insomma qualsiasi cosa che eviti la sedentarietà. Le industrie che producono alimenti sani, scarpe e accessori per lo sport e la ginnastica devono godere di IVA ridotta. Tessere per frequentare palestre, gestite dai centri per l’obesità come prescrizione di riabilitazione, potrebbero essere dei benefit per gli obesi. Ci sono diversi livelli su cui intervenire: è importante sottolineare che l’obesità è un problema che si affronta con interventi sociali e sanitari.  L’impatto dell’obesità e delle sue conseguenze in termini sociali giustifica la necessità di intraprendere interventi urgenti ed incisivi per contrastare la diffusione del fenomeno. Questo è il messaggio della giornata mondiale dell’obesità.

Pubblicato da: Redazione AZS

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